Dic
28
Filed under (Argomenti vari) by anna on 28-12-2012

Oggi desidero augurare a chi passa da queste parti un nuovo anno di luce.  E poi voglio salutare Tiscali, dove sono stata benissimo per molto tempo, ma che ho deciso di lasciare perché  la gestione del blog è diventata  lunga e difficile.

Questo è il nuovo indirizzo di “Stelle”: http://ilblogdiannastelle.blogspot.it/

Ago
21
Filed under (Argomenti vari) by anna on 21-08-2012

E’ molto tempo ormai che mi sono fatta una convinzione precisa: si vive molto meglio quando si mette tutto il proprio impegno in ciò che si fa. Un impegno completamente autonomo e libero, che non si lega a ciò che penseranno gli altri, ai soldi che si guadagneranno o meno, alla società che tanto continuerà ad andar male lo stesso, alla infinita crisi economica, alle tasse che comunque aumenteranno. Personalmente posso dire di aver sperimentato che, a prescindere da tutto questo e da altro ancora, vivere con impegno, in modo serio e onesto, è la cosa migliore che si possa fare e non tanto in termini altruistici quanto perché fa stare bene.
In questi ultimi mesi mi è capitato spesso di parlare di questo argomento con amici e colleghi, ma non riuscivo a trovare le parole adatte a chiarire il concetto. Oggi ho letto nel post di un’amica blogger questo testo di Primo Mazzolari, che non conoscevo affatto e che mi ha offerto molte di quelle parole che cercavo.

 

AMARE IL MONDO

Ci impegniamo, noi e non gli altri,

unicamente noi e non gli altri,

né chi sta in alto, né che sta in basso,

né chi crede, né chi non crede.

Ci impegniamo:

senza pretendere che gli altri si impegnino per noi,

senza giudicare chi non si impegna,

senza accusare chi non si impegna,

senza condannare chi non si impegna,

senza cercare perché non si impegna.

Se qualche cosa sentiamo di “potere”

e lo vogliamo fermamente

è su di noi, soltanto su di noi.

Il mondo si muove se noi ci muoviamo,

si muta se noi ci facciamo nuovi,

ma imbarbarisce

se scateniamo la belva che c’è in ognuno di noi.

Ci impegniamo:

per trovare un senso alla vita,

a questa vita

una ragione

che non sia una delle tante ragioni

che bene conosciamo

e che non ci prendono il cuore.

Ci impegniamo non per riordinare il mondo,

non per rifarlo, ma per amarlo.

Leggo “Le valli degli assassini” di Freya Stark e non riesco a capire perché non abbia la stessa grande fama (almeno mi pare) di “La via per l’Oxiana” di Byron e “In Patagonia” di Chatwin. Conoscevo già Freya ma questo libro ha qualcosa che lo può portare ai vertici della letteratura di viaggi (la mia preferita in questi ultimi anni). Provo qui a spiegarne i motivi. Innanzitutto la personalità di Freya, che si pone, nei confronti delle persone che incontra,  sempre in termini di rispetto. Siamo lontani anni luce dalla spocchiosità e dalla antipatica ironia di alcuni  viaggiatori di oggi, come Will Ferguson (“Autostop col Buddha) e anche  Bertrand Ollivier (“Verso Samarcanda) che hanno invalidato le loro potenzialmente bellissime imprese mancando di rispetto nei confronti delle popolozioni dei paesi attraversati.

Anche Freya è ironica, o meglio possiede quello humor di qualità che le consente di porsi sempre con distacco nei confronti delle proprie esperienze, lo stesso distacco che  abbraccia se stessa e gli altri.  Tra le sue pagine io non trovo l’inglese colta che considera inferiori i poveri abitanti del Luristan iraniano degli anni ’30, ma la donna sicura e paziente che intraprende con calma le imprese più strane, ponendosi su un piano di parità con coloro che incontra, che le fanno da guida, che la ospitano, la arrestano, le offrono il loro poco cibo, o si dimenticano, come Shah Riza di procurarle il pranzo dopo ore di lunghe cavalcate negli altopiani aridi e desertici. C’è sempre, accanto allo humor leggero e piacevole, un accento di affetto nei confronti di questi uomini così diversi da lei.

E passiamo al secondo motivo: la descrizione puntuale, limpida, affascinante del paesaggio attraversato. Con Freya si compie quel miracolo di “empatia letteraria” di cui parla anche Douglas Hofstadter in “Anelli nell’io”. Si tratta della “universalità rappresentazionale” che può essere spiegata così: la nostra mente attraverso i simboli che in essa si sono formati, può replicare una quantità di esperienze e può importare dentro di sè idee ed avvenimenti anche senza bisogno che noi ne siamo testimoni diretti. Questo può avvenire attraverso la lettura di pagine che in qualche modo “accendono” i nostri simboli. E può avvenire soprattutto quando ci troviamo di fronte a pagine di grande letteratura. Leggendo Freya, si percepisce tutto dei luoghi che lei ora dopo ora, giorno dopo giorno, instancabilmente percorre. Luoghi in cui negli anni ’30 del ’900 nessun europeo aveva ancora attraversato, e ancora oggi difficili da visitare e conoscere.

(Douglas Hofstadter, pp.299-300, Anelli nell’io, Mondadori) Potremo fare esperienza del profilo della catena del Sefid Kuh: ” così netto che solo a guardarlo l’animo era inondato di pace.” Potremo attraversare la valle del Gatchenah , dove: ” non v’erano case nè alberi, ma una vastità deliziosa”. Potremo spingere lo sguardo verso le carovane di mercanti di carbone, che: “si riposavano all’ombra delle rocce e mangiavano pere selvatiche raccolte nella foresta.” Immergerci nella fitta vegetazione lungo la discesa del Gildar dove: “C’erano ginestre e tamerici, biancospini e querce, un albero con le foglie piccole che si chiama keikum, e il wan che ha le foglie grandi, bacche commestibili color blu pavone ed è molto profumato.”

E arrivo al terzo motivo: Freya nel corso del suo viaggiare vive e fa vivere una incomparabile esperienza di silenzio. “le pareti rocciose del Peri Kuh emergevano dall’oscurità, inondate dalla luce lunare: il silenzio era sconfinato e bellissimo.” “E di nuovo intorno a noi ci fu una splendida pace, una solitudine ininterrotta.” “Il silenzio e la solitudine ristagnavano piacevolmente, con un delizioso senso di pace.”

Potrei andare avanti, per esempio si potrebbe parlare della povertà e della dignità degli abitanti delle tribù nomadi incontrati da Freya, delle rotonde forme di pane impastate e cotte alla svelta in ogni occasione,  del bambino morso da un serpente e curato a lungo da Freya. Delle avventure con i solerti poliziotti delle valli “degli assassini”.

Mi fermo, con un’ultima immagine scelta per voi che avete avuto la pazienza di arrivare fino alla fine di questo lungo post!

“L’aurora color tortora strisciava sul paesaggio deserto spianando l’alta cresta che ci stava davanti in una dolcezza ombrosa e uniforme, come se la mente degli uomini, crescendo in saggezza, per eccesso di luce riuscisse a spianare gli ostacoli che le stanno davanti, ” Freya Stark, p.76, Le valli degli assassini, Guanda.

Mar
03
Filed under (Argomenti vari) by anna on 03-03-2012

 Io credo che la morte sia solo la fine del primo tempo.

Lucio Dalla

Gen
22
Filed under (Argomenti vari) by anna on 22-01-2012


ALLA SUA festa di compleanno a Cambridge – una conferenza scientifica su “Lo stato dell’universo” – ha dovuto lasciare la sedia vuota. Non si sentiva troppo bene ed è rimasto a casa. Ma questo non basta a sminuire l’impresa del professor Stephen Hawking, che ha raggiunto i 70 anni accompagnato dal morbo di Lou Gehrig, costretto su una sedia a rotelle e incapace di parlare se non per mezzo di un sintetizzatore vocale. “L’immagine del nostro universo è cambiata molto negli ultimi 50 anni, e sono contento di aver dato il mio contributo”, ha detto in un videomessaggio trasmesso alla platea. “Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare. Guardate le stelle invece dei vostri piedi”. 

( Repubblica 08 gennaio 2012)

Come Stephen, anch’io penso che sia bene guardare le stelle. Uno sguardo verso la loro lontananza, verso la loro energia, verso la loro grandezza e naturalmente uno sguardo diretto alla loro lontanissima ma fortissima luce. E infine uno sguardo verso il loro mistero. Questo è il principale motivo per cui ho chiamato “Stelle” il mio primo blog e non potevo non citare l’avvenimento del compleanno del professore e, soprattutto, il suo messaggio a tutti noi.

 

Dic
26
Filed under (Argomenti vari) by anna on 26-12-2011

Ultimamente ho trascurato sempre più il blog “Stelle” , preferendo “Dove fiorisce il rosmarino” perché più immediato e facile da gestire. Ma non ho intenzione di chiudere “Stelle”e oggi vi lascio i miei auguri.

Non ho idea di chi potrà leggerli, ma non importa, desidero per ciascuno dei silenziosi visitatori molta pace, tranquillità, momenti di immersione nella natura e anche…qualche istante da dedicare alle stelle sparse in quell’immenso spazio sopra di noi.

Intanto il Natale continua…

Auguri a tutti!

 

Ott
08
Filed under (Argomenti vari) by anna on 08-10-2011

Come tanti in questi giorni, anch’io pubblico uno degli articoli che hanno annunciato il premio Nobel a Tomas Transtroemer. Inutile dire che ignoravo la sua esistenza e che ora vorrei conoscerlo, per molti motivi, anche personali. Forse il motivo principale è una frase contenuta qui di seguito, là dove si dice che “…l’esame poetico della natura offre intuizioni sull’indentita’ umana e sulla sua dimensione spirituale”,. E’ vero! Anche nella nostra più banale vita quotidiana abbiamo di continuo occasioni per conoscere meglio la nostra identità attraverso i volti della natura, delle piante, dei fiori, degli animali. A volte le “verdi metafore” che si mostrano ai nostri occhi ci fanno all’improvviso capire cose nuove, ci offrono una prospettiva diversa alla quale non avevamo pensato. Ora mi documenterò sui versi di Tomas Transtroemer (…intanto sono riuscita a imparare il cognome).
(AGI) – Stoccolma, 6 ott. – Tomas Transtroemer, il piu’ importante poeta scandinavo vivente, e’ il premio Nobel per la letteratura 2011. A lui il merito di aver esplorato il rapporto tra il nostro mondo interiore e quello reale. Psicologo di professione, e’ il massimo esponente della generazione di intellettuali che si e’ affermata dopo la Seconda Guerra mondiale e punta a suggerire che l’esame poetico della natura offre intuizioni sull’indentita’ umana e sulla sua dimensione spirituale, entrando spesso in territori metafisici. “L’esistenza di un essere umano non finisce dove terminano le sue dita”, scrisse un critico svedese della sua poesia, definendo i suoi lavori “preghiere secolari”. La sua notorieta’ nel mondo anglofono deriva dalla sua amicizia con il poeta americano Robert Bly, che ha tradotto gran parte del suo lavoro dallo svedese all’inglese, una delle 50 lingue in cui le sue poesie sono apparse. Le sue poesie sono ricche di metafore e immagini e tratteggiano immagini semplici della vita quotidiana e della natura. Il suo stile introspettivo, descritto da Publishers Weekly come “mistico, versatile e triste”, e’ in contrasto con la vita reale di Transtroemer, ricca di impegno e attivita’ al servizio di un mondo migliore, e non solo scrivendo poesie. Nato il 15 aprile 1931 a Stoccolma, Transtroemer e’ cresciuto da solo con la madre perche’ il padre li aveva lasciati; si e’ laureato in psicologia nel 1956 e ha iniziato a lavorare in un istituto per minorenni disadattati nel 1960. Insieme psicologo e anche poeta, ha lavorato on disabili, carcerati e tossicodipendenti, producendo contemporaneamente una grande quantita’ di lavori poetici. La sua prima miscellanea, “Diciassette poesie”, quando aveva appena 23 anni, e’ stata pubblicata dalla piu’ prestigiosa casa editrice nord europea, Bonnier. E proprio la casa editrice descrive la sa poetica come “un’analisi permanente dell’enigma dell’identita’ individuale di fronte alla diversita’ labirintica del mondo”.
Nel 1966, ha ricevuto il premio Bellman, seguito da una pletora di altri premi, tra cui quello Bonner per la poesia, il premio Petrarch in Germania e il Nordic Prize dell’Accademia svedese. Nel 1997, la citta’ operaia di Vaesteraas, dove il poeta e’ vissuto per tre decenni prima di ritornare nella capitale Stoccolma nel 1990, ha istituito un premio speciale Transtroemer. Dopo la pubblicazione di 10 volumi di poesia, Transtroemer e’ stato colpito un ictus nel 1990 che ha leso la sua capacita’ di parlare; ma dopo una pausa di sei anni, e’ tornato con “La Gondola Funebre”, un libro che ha venduto 30.000 copie nella sua Svezia, decisamente un successo editoriale per gli standard di poesia. Dopo questo successo, Transtroemer non ha praticamente pubblicato pui’ nulla per otto anni, tranne che la sua corrispondenza con Bly, prima di tornare nel 2004 con una collezione di 45 ‘haikus’, poesie in stile giapponese che invocano un aspetto della natura o le stagioni. Da allora, la musica e’ diventata la passione principale della sua vita, come ha detto al quotidiano svedese Dagens Nyheter, in un’intervista nei mesi scorsi,un’intervista concessa attraverso la moglie Monica. Transtroemer suona il pianoforte ogni giorno, ma usando la mano sinistra, la destra e’ danneggiata dall’ictus e trascorre la sua mattina ascoltando musica classica. Il poeta, che era tra i candidati al Nobel da anni, vive con la moglie. La coppia ha due figlie .

Pagina di libro notturno

Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.

Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.

Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.

E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
c’era l’altra costa
e i dominatori.

Uomini con futuro
invece di volti.

DSCN1856

Ago
24
Filed under (Argomenti vari) by anna on 24-08-2011

In questi giorni ho riletto L’Aleph ed oggi su Google ho saputo che è il 112° anniversario della nascita del suo autore.

Conosco relativamente poco Borges e vorrei conoscerlo meglio.  Anch’io spesso desidero vedere l’Aleph.

Cito ora, dalla descrizione di Borges, ciò che più mi ha colpito.

“…Ogni cosa era infinite cose, perché io la vedevo distintamente in tutti i punti dell’universo. Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi in un cortile interno di via Soler le stesse mattonelle che trent’anni prima aveco viste nell’andito di una casa di via Fray Bentos, vidi convessi deserti equatoriali e ciascuno dei loro granelli di sabbia, vidi un tramonto a Querétaro che sembrava riflettere il colore di un rosa nel Bengala, vidi cavalli dalla criniera al vento, su una spiaggia del mar Caspio, vidi tutte le formiche che esistono sulla Terra, vidi la circolazione del mio oscuro sangue (…).

(L’Aleph, Jorges Luis Borges, Universale Economica Feltrinelli)

Due anni fa ho scoperto che una mistica inglese del 1300 forse aveva visto L’Aleph.


Ago
21
Filed under (Argomenti vari) by anna on 21-08-2011

DSCN1713

E il giorno è ancora azzurro,

finché entrerà nella notte come un fiume

e farà tremare l’ombra con le sue acque azzurre.

(Pablo)

DSCN1708

Lug
25
Filed under (Argomenti vari) by anna on 25-07-2011

«Passavamo sulla terra
leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua
che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola
e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere
e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i
monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi
lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole
a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta».
Sergio Atzeni

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