Giu
24
Filed under (Senza categoria) by anna on 24-06-2006


Ogni tanto lo penso davvero, forse perchè la poesia è una delle esperienze privilegiate, capace di aprire un varco verso l’infinito, di far entrare ciascuno dentro il proprio mistero. E, penso, più si sondano la profondità e l’altezza della propria esistenza, più ci si rende capaci di sciogliere certi lacci che limitano, a volte stritolano le nostre faticose giornate.
Due parole su Neruda: anche in questo caso torno sempre su un vecchio libro, con testo spagnolo a fronte, che si intitola “Todo el amor”. Dentro ha come una magia fatta di schiuma, di stelle, di colombe, rose e muschio…Basta aprirlo, leggere solo pochi versi, e la porta si apre, siamo già dentro un’altra dimensione, molto più vasta, libera, luminosa.

Siento tu ternura

Siento tu ternura allegarse a mi tierra
acechar la mirada de mis ojos, huir,
la veo interrumpirse, para seguirne hasta la hora
de mi silencio absorto y de mi afan de ti:

Sento la tua tenerezza avvicinarsi alla mia terra,
spiare lo sguardo dei miei occhi, fuggire,
la vedo interrompersi, per seguirmi fino all’ora
del mio silenzio assorto, della mia ansia di te.

Ecco la tua tenerezza d’occhi dolci che attendono.
Ecco la tua bocca, parola mai pronunciata.
Sento che mi sale il muschio della tua pena
e mi cresce tentoni nell’anima infinita.

Questo era l’abbandono, e lo sapevi,
era la guerra oscura del cuore e tutto,
era il lamento spezzato di angosce commosse,
e l’ebbrezza, e il desiderio, e il lasciarsi andare,
ed era questo la mia vita
era questo che l’acqua dei tuoi occhi portava,
era questo che stava nel cavo delle tue mani.

Ah farfalla mia e voce di colomba,
ah coppa, ah ruscello, ah mia compagna!

Il mio richiamo ti raggiunse, dimmi ti raggiungeva
nelle ampie notti di gelide stelle
ora, nell’autunno, nella danza gialla
dei venti affamati e delle foglie cadute!

Dimmi ti giungeva,
ululando o come, o singhiozzando,
nell’ora del sangue fermentato
quando la terra cresce e vibra palpitando
sotto il sole che la riga con le sue code d’ambra?

Dimmi, m’hai sentito
arrampicarmi fino alla tua forma per tutti i silenzi,
per tutte le parole?

Mi son sentito crescere. Mai ho saputo verso dove.
Al di là di te, lo capisci sorella?
Il frutto s’allontana quando arrivano le mie mani
e rotolano le stelle prime del mio sguardo.

Sento che sono l’ago di una freccia infinita,
che penetra lontano, mai penetrerà,
treno di umidi dolori in fuga verso l’eterno,
gocciolando in ogni terra singhiozzi e domande.

Ma eccola, la tua forma familiare, ciò ch’è mio,
il tuo, ciò ch’è mio, ciò ch’è tuo e m’inonda,
eccola che mi empie le membra di abbandono,
eccola, la tua tenerezza,
che s’attorce alle stesse radici,
che matura nella stessa carovana di frutta,
ed esce dalla tua anima spezzata sotto le mie dita
come il liquore del vino dal centro dell’uva.

Giu
14
Filed under (Senza categoria) by anna on 14-06-2006


Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest ce jour-là
Et tu marchais souriante
Epanouie ravie ruisselante
Sous la pluie
Rappelle-toi Barbara
Il pleuvait sans cesse sur Brest
Et je t?ai croisée rue de Siam
Tu souriais
Et moi je souriais de meme
Rappelle-toi Barbara
Toi que je ne connaissais pas
Toi que je ne me connaissais pas
Rappelle-toi
Rappelle-toi quand meme ce jour là
N?oublie pas
Un homme sous un porche s?abritait
Et il a crié ton nom
Barbara
Et tu as couru vers lui sous la pluie
Ruisselante ravie épanouie
Et tu t?es jetée dans ses bras
Rappelle toi cela Barbara
N?oublie pas
Cette pluie sage et hereuse
Sur ton visage heureux
Sur cette ville heureuse
Cette pluie sur la mer
Sur l?arsenal
Sur le bateau d?Ouessant
Oh Barbara
Qu?es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer
De feu d?acier de sang
Et celui
Qui te serrait dans ses bras
Amourousement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant
Oh Barbara
Il pleut sans cesse sur Brest
Comme il pleuvait avant
Mais ce n?est plus pareil et tout est abimé
C?est une pluie de duil terrible et désolée
Ce n?est meme plus l?orage
De fer d?acier de sang
Tout simplement des nuages
Qui crevent comme des chiens
Des chiens qui dispairessent
Au fil de l?esu sur Brest
Et vont pourrir au loin
Au loin très loin de Brest
Dont il ne rest rien.

Jacques Prévert
Questa è la prima poesia di Prevért che io ho conosciuto, quando avevo solo 12 anni: mi aveva lasciato delle suggestioni profonde, che da allora ho sempre ritrovato. Rcordo che leggendola entravo dentro quella città, Brest, sotto quella pioggia “saggia e felice”, in quella atmosfera che era insieme di sogno e rovina. Mi piacevano le parole ricorrenti “serena, estasiata, grondante” che descrivevano la ragazza sotto la pioggia. Vedevo chiaramente il portone sotto il quale l’uomo trovava riparo e lanciava quel grido, e, soprattutto, sentivo fortemente,lungo la linea del tempo inesorabile, quell’invito pressante a “non dimenticare”. N’oublie pas.
L’ altro ieri ho letto su un quotidiano un articolo dove una giornalista parlava della lingua francese e chiedeva di fare un tentativo per salvarla nelle scuole: tutti ormai vogliono studiare solo l?inglese, e il francese è in pericolo di estinzione, un pò come il panda? Anch?io appartengo alla generazione di quelli che alle medie potevano scegliere solo il francese ma non rimpiango affatto di averlo studiato.Avevo un libro bellissimo, e dentro c?era proprio tutta la Francia, un miracolo di sintesi che andava dal cafè au lait all?Ile Saint-Louis, dal futur proche a Saint ?Germain-des-prés. E poi, la particolarità del libro, che lo rendeva affascinante, stava nella caratteristica di accompagnare ogni passaggio con i testi dei più grandi poeti. La magia del vecchio libro mi aveva fatto diventare un po? francese, e lo sono sempre rimasta fino ad oggi.

Giu
06
Filed under (Senza categoria) by anna on 06-06-2006


“Un’ansia inconsueta da qualche tempo
si accende in me alla sera,
e non è più rimpianto delle gioie lasciate,
come accadeva nei primi tempi del
viaggio, piuttosto è l’impazienza
di conoscere le terre ignote a cui
mi dirigo.
Vado notando – e non l’ho confidato finora
a nessuno – vado notando come
di giorno in giorno,
man mano che avanzo verso
l’improbabile meta,
nel cielo irragi una luce insolita
quale mai mi è apparsa, neppure
nei sogni;
e come le piante, i monti, i fiumi
che attraversiamo, sembrino fatti
di una essenza diversa da quella nostrana
e l’aria rechi presagi che non so dire.
Una speranza nuova mi trarrà domattina
ancora più avanti,
verso quelle montagne inesplorate
che le ombre della notte
stanno occultando.”

Credo che Dino Buzzati con queste parole sia riuscito a esprimere un pezzetto di inesprimibile. Uno stato d’animo che ciascuno di noi finisce per attraversare, ma che non è mai facile dire o spiegare. E’ uno stato profondo, che ci mette a contatto col mistero che è dentro e fuori di noi. Penso sia bello arrivare, nella vita, a questo momento, anche se può essere molto difficile viverlo. Ci sono le ombre della notte e c’è questa essenza diversa, che può mettere paura.Io credo però che la meta non sia in realtà improbabile e che valga sempre la pena di andare ancora più avanti.

Giu
01
Filed under (Senza categoria) by anna on 01-06-2006


Maggio finisce, in realtà non fa che lasciare che tutta la sua bellezza si evolva ancora in quella che è la perfezione di giugno. E? stato alcuni anni fa , una notte mentre scendevo dal treno in una piccola stazione affacciata sulla campagna, è stato in quel momento che mi sono resa conto che giugno era il mese più perfetto. Naturalmente è solo un punto di vista personale, ma l?ho confermato sempre in tutti questi ultimi anni.
Una scoperta recente riguarda il vento, che in passato non mi è mai piaciuto. Da un po? di tempo le cose stanno cambiando, c?è un vento che mi piace molto: il maestrale. Da queste parti si porta dietro, anche a chilometri di distanza, un forte odore di mare. Poi mi piace la sua forza e sono d?accordo con la canzone dei Nomadi che ne parla come del padrone del mare. Infine, sempre da queste parti, il maestrale che arriva dopo giorni di terribile scirocco è una vera benedizione (è successo la settimana scorsa).