Ott
31
Filed under (Senza categoria) by anna on 31-10-2006


Un paio di giorni fa mi è capitato un piccolo fatto interessante. Sono entrata in una prima media (vi prego chiamiamola ancora così, perché altrimenti dovrei dire “sono entrata in una prima classe della scuola secondaria di primo grado”) per un?ora di lezione libera (leggasi: sostituzione colleghi assenti). Dunque, sono entrata e ho portato con me un libretto: “I rompicapo di logica”, dal quale avevo già scelto un paio di quesiti. Si trattava di quesiti piuttosto strampalati (anche troppo, tanto che ho fatto fatica a sceglierli), ma secondo me validi perché richiedevano uno sforzo di immaginazione notevole. Io proponevo i quesiti e gli alunni intervenivano con le soluzioni da loro individuate o almeno con le idee che potevano portare ad una soluzione del caso. L’atmosfera era bella perché tutti erano molto interessati e divertiti e molti proponevano le loro idee, spesso veramente compatibili con le soluzioni. E qui arriva la sorpresa. I più bravi sono stati due bambini, che intervenivano con proposte fantasiose e di tipo divergente e che, in tre casi, hanno risolto tranquillamente i quesiti individuandone la chiave. I due bambini, che qui chiamerò Pixi e Dixi, provengono da situazioni di povertà e disagio culturale, uno dei due, Dixi, ha difficoltà di apprendimento. Sono i classici alunni valutati quasi sempre con non sufficiente o con una sufficienza risicata. La scorsa mattina la capacità intuitiva di Pixi e Dixi era sotto gli occhi di tutti e superava quella dei compagni normalmente classificati con buono/distinto/ottimo. Stesso dicasi per la capacità logica e ancor più per l’immaginazione. Pixi e Dixi questa volta sono stati molto ammirati ed hanno ricevuto i complimenti da me e anche da tutti i compagni di classe.
Che dire? Una conferma a proposito di quel tesoro nascosto (di fantasia, flessibilità, divergenza?) che può venire alla luce. Che è bene far venire alla luce. Soprattutto a scuola e soprattutto per il rispetto che dobbiamo ad ogni bambino.

1- LE ESEQUIE PREMATURE: John Brown morì giovedì 6 dicembre e fu sepolto nella stessa settimana e precisamente il 5 dicembre. Come poté accadere?
2- IL MARINAIO PEGGIORE: Jim era il marinaio peggiore a bordo della nave. Era scontroso, pigro, inaffidabile, non collaborava mai e spesso combinava guai. Nonostante ciò, il capitano della nave spesso diceva: ?Vorrei avere dieci uomini come Jim.? Perché?
3- LA RUOTA SGONFIA: un uomo, uscendo di casa al mattino, si accorse che una delle ruote della sua macchina era completamente a terra. Nonostante ciò, salì in macchina e si recò a visitare un cliente a 100 miglia di distanza. Poi riprese l?auto e tornò a casa percorrendo ancora 100 miglia. Non riparò, ne rigonfiò la ruota. Come riuscì a percorrere 200 miglia?
4- L?ISPETTORE DIDATTICO: un ispettore didattico, in visita ad una classe elementare, aveva notato che qualunque domanda facesse, tutti i bambini alzavano la mano per rispondere. E anche se la maestra sceglieva a caso chi doveva rispondere, la risposta era sempre esatta. Perché?
5- GUANTI: un importante fabbricante di guanti francese, un giorno ricevette un ordine di costosi guanti di pelle da un Grande Magazzino del distretto di New York. Il fabbricante apprese che sull?importazione di guanti di pelle negli Stati Uniti gravava una forte tassa. Come fece (del tutto legalmente) ad importare negli Stati Uniti i guanti evitando di pagare la suddetta tassa?

Ott
29
Filed under (Senza categoria) by anna on 29-10-2006


Una bella poesia di Yeats da sempre mi ha aiutato a trovare il mio rifugio personale. E’ “L’isola del lago di Innisfree”

Io voglio alzarmi e andarmene adesso,
andarmene a Innisfree,
e costruirmi una capanna laggiù
d’argilla e di canne.
Nove filari di fave voglio averci,
e un nido per le pecchie
e vivere solo in quella radura densa di ronzii.

E avrò un pò di pace laggiù,
perchè la pace gocciola lenta,
gocciola dai veli del mattino
dove canta il grillo.
Laggiù la mezzanotte è tutta un luccicchio
e il meriggio un bagliore di porpora,
e la sera è gremita dei voli del fanello.

Io voglio alzarmi e andarmene adesso,
perchè sempre notte e giorno
sento l’acqua del lago lambire
sommessamente la spiaggia.
sulla strada o sui grigi marciapiedi,
nell’intimo dell’animo la sento.

W.Yeats

Ci sono giorni e momenti in cui si desidera di potersi allontanare, lasciare per uno spazio di tempo indeterminato i pensieri, i pesi, le difficoltà quotidiane. Non credo che questo desiderio di allontanamento corrisponda sempre ad una fuga, molto spesso è solo la giusta necessità di ritrovare il silenzio, la calma, l’essenzialità. Il distacco che poi permette di rientrare nel quotidiano e di viverlo meglio di prima.
Sarebbe una fortuna poter realizzare davvero questi allontanamenti, in senso realistico e geografico: ma la maggior parte di noi non può farlo, ci sono legami che non si possono interrompere facilmente neanche per pochi giorni. Per fortuna abbiamo delle risorse interiori e mentali che possono permetterci l’impossibile, anche trovare la strada che ci conduce al rifugio più dolce, dove è possibile riposarsi un pò, stare in silenzio, risalire pian piano. E, se è vero che tutto ciò avviene “nell’intimo dell’animo”, avviene veramente, lasciandoci più tranquilli e sereni.

Ott
25
Filed under (Senza categoria) by anna on 25-10-2006


Da molto tempo non vedevo Francesco, molti mesi, più di un anno. Di solito veniva a vendermi quel poco che la campagna offre liberamente, le bietole, gli asparagi, e tutto, da un piccolo mazzo a varie buste piene, costava sempre ?5 euro?. Perché Francesco ha problemi di salute e una situazione familiare di vera povertà, materiale e culturale, che non gli ha consentito nemmeno la licenza media. Da bambino è stato diversi anni in collegio e sono stati anni di vera tristezza impotente (e più di un tentativo di fuga).
Adesso il suo mondo è una casetta in campagna dove si vive come si viveva 100 anni fa: padre, madre, due fratelli, un piccolo gregge di pecore che belano per la fame (e con questo mi candido alla nuova edizione del libro Cuore, ma è tutto vero). Persone dolci e miti, unite da un legame di reciproca protezione, persone socialmente sommerse.
E veniamo a oggi. Sapevo che Francesco si era ammalato: turbe psichiche gravi, ereditarie in famiglia, e passava il tempo in silenzio, seduto in cucina, non usciva più, non aiutava più il padre e i fratelli, non veniva più a portarmi le verdure. Sapevo che era seguito dalla Asl , non abbandonato, ma ero molto dispiaciuta per la sua malattia. E, inaspettatamente, oggi è tornato. Con una busta piena di melagrane, un bel sorriso e tante informazioni: – si, sto bene adesso, certo non sempre, qualche volta sto ancora male, ma meglio di prima; porto le pecore a pascolare, aiuto a zappare, anche mamma adesso sta bene, cucina di nuovo la pasta, abbiamo aggiustato le finestre, tinteggiato i muri. Vi ho portato le melagrane, mangiatele, sono molto dolci-. Gli ho detto:
-grazie Francesco, sono molto contenta che stai meglio, hai fatto bene a portarmi le melagrane, e adesso dimmi quanto costano-.
La risposta non è difficile immaginarla, naturalmente costavano 5 euro, e sono tra i 5 euro che, in assoluto, fino a oggi ho speso più volentieri.

Ott
22
Filed under (Senza categoria) by anna on 22-10-2006


Dal sito ufficiale di Andrea Parodi, messaggio di Simone:

“L’amore non finisce mai”

La morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto. Io sono io. Voi siete voi. Ciò che ero per voi lo sono sempre. Datemi il nome che mi avete sempre dato. Parlatemi come mi avete sempre parlato. Non usate un tono diverso. Non abbiate un’aria solenne o triste. Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme. Sorridete, pensate a me, pregate per me. Che il mio nome sia pronunciato in casa come lo è sempre stato. Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza. La vita ha il significato di sempre. Il filo non si è mai spezzato. Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri? Semplicemente perché sono fuori dalla vostra vista? Io non sono lontano, sono dall’altra parte del cammino.?

Ho voluto riportare anche qui questo messaggio lasciato tra centinaia e centinaia (tutti bellissimi) nel sito di Andrea Parodi. Non ha bisogno di commenti, non mi era ancora mai capitato di trovare delle parole così chiare su un argomento che è in cima ai nostri pensieri ma nascosto, difficile da comunicare con parole vere ma non pesanti, come queste appunto.

Ott
20
Filed under (Senza categoria) by anna on 20-10-2006


Due settimane fa, mi sono trovata davanti all?improvviso l?immagine di Andrea Parodi: era un grande manifesto che si riferiva ad uno degli ultimi concerti. Mi sono fermata a guardarlo: la sua foto era bella: il viso consumato, i capelli bianchi, quei lineameamenti da antichissimo sardo che nella malattia mantenevano intatta la loro dignità. E ho pensato all?intervista letta questa estate, dove lui raccontava molto bene della perdita della salute e di come viveva ogni giorno , ogni attimo, in modo pieno, accettando il suo corpo diventato così fragile, vivendo già l?istante come eternità. Da allora spesso pensavo a lui. Ho saputo della sua morte mercoledì, quando al telegiornale hanno parlato del funerale e del battesimo della sua bambina più piccola.
Ho capito che era partito per un volo: un volo alto.
Riferimenti: Il Vangelo di Andrea Parodi

Ott
15
Filed under (Senza categoria) by anna on 15-10-2006


Sempre a proposito del tempo. Questa sera pensavo ad una mia insegnante del liceo che non vedo da molti anni. Cercavo di richiamare alla memoria il suo viso, la sua persona e tutto sembrava evanescente quando, all?improvviso, ho sentito dentro di me la sua voce. Non in modo sonoro (i ricordi non lo sono) ma ugualmente nitida e vera. L?impressione di questo ritorno, da un tempo già piuttosto lontano, è stata forte. Ma non è la prima volta che capita. Di altre persone, alcune non ci sono più, ho un ricordo particolare legato ala voce, e sento dentro di me le inflessioni di quelle voci e di nuovo faccio i conti con quel poco che conosco della memoria, dei suoi meccanismi, delle sue connessioni: è veramente poco e non basta a spiegare le forza dei ricordi. E? come se questa forza fosse una conferma di ciò che di immateriale esiste in noi. Qualcosa che non si lascia sistematizzare, non si lascia provare. Però quelle voci parlano, e stanno al di là del tempo.

Ott
12
Filed under (Senza categoria) by anna on 12-10-2006


Mi sto convincendo ogni giorno di più di quanto sia utile nella vita di tutti i giorni riuscire a relativizzare. Credo che dentro questo concetto stiano molti significati, che hanno il potere di cambiare non le situazioni ma gli stati d?animo. Un grande potere. Sto sperimentando che relativizzare vuol dire sapere cogliere al di là del particolare la molteplicità, al di là di un parere molti pensieri, al di là di un pianeta, l?universo. Quando ho iniziato questo blog, che non a caso ho chiamato ?stelle?, pensavo a come siamo abituati a ricordarci molto poco dell?immensità dello spazio e degli infiniti mondi che contiene, della loro grandezza, delle abissali distanze. Trovo molto utile mettere accanto ciò che è molto grande con ciò che è molto piccolo, e non dimenticare le stelle.

Ott
06
Filed under (Senza categoria) by anna on 06-10-2006


Questa giornata la ricorderò anche per un gelato che ha richiesto il bis: fresco e cremoso. Alla menta con pezzetti di cioccolato fondente. Il primo l?ho preso mentre…salivo, il secondo mentre scendevo. Ero nel Largo (non quello del Monopoli, un altro), finalmente in mezzo a un po? di gente sconosciuta. Mi piace molto osservare la gente, per esempio le coppie anziane, ma anche quelle molto giovani e anche tutti gli altri. Quando sto troppo tempo senza vedere gente sconosciuta ne sento la mancanza.Ogni persona nuova è un punto interrogativo come quello dell’illustrazione, fatto a spirale, e quella spirale chissà dove porta. Questa sera, una delle ultime persone che ho incontrato era seduta in una panchina alla stazione e parlava a voce alta dicendo strane parole: sembrava ce l?avesse con qualcuno, anzi qualcuna e le indirizzava tutta una serie di aggettivi due dei quali mi hanno incuriosito: “distruttiva e dispersiva”. Così sono salita in treno chiedendomi a chi mai potessero essere riferiti. Chissà perché, credo per l?impressione fuggevole che l?uomo della panchina mi ha lasciato, ho pensato poi che forse distruttiva e dispersiva lo diceva alla sua stessa vita. Ma se fosse così sarebbe triste per lui. E mi dispiacerebbe.

Ott
04
Filed under (Senza categoria) by anna on 04-10-2006


Oggi vorrei dire qualcosa sul ?come? vivere il tempo, forse perchè la vita quotidiana richiede fatti e non soltanto parole.
Ho trovato una frase che riassume quello che cerco di vivere ogni giorno.
?Sul grande orologio del tempo è
scritta una sola parola: adesso”
M. de Cervantes
Vivere concentrati sul presente mi sembra l?opportunità più concreta di cui disponiamo e poi alleggerisce veramente dai pesi, dai pensieri negativi che altrimenti sono pronti a rendere tristi e pesanti molte delle nostre ore.
Mi piace anche lo stesso concetto espresso da Tolstoj: “Il tempo più importante è l?attimo, e lo è in quanto solo in esso si ha potere su se stessi. La persona più importante è quella con cui sei in quest?attimo.”
??è anche vero che per stare bene nel presente non basta starci: è come se continuamente si sentisse l’esigenza di riempirlo di significato.

Ott
01
Filed under (Senza categoria) by anna on 01-10-2006


Come dicevo ieri, la dimensione temporale in cui viviamo lascia spiazzati, infatti nello stesso momento in cui la diamo per scontata, sentiamo invece che ci trascende. Il tempo, io credo, ha molti segreti.
Ieri mi sono fermata un attimo sul sollievo che offre il ?passare? dei giorni. Oggi invece vorrei dire qualcosa che è un po? il contrario (ma, si sa, i poli opposti vivono bene insieme).Un segreto del tempo è la possibilità del ritorno. Di riavere ciò che era perduto. E? un segreto, perché nessuno ancora ha potuto spiegarlo compiutamente, ma molti di noi lo sentono e in parte già lo sperimentano.
Come sempre mi farò aiutare dalle parole di un grande scrittore, questa volta Hesse. E? un piccolo brano tratto da Siddharta che mi piace riportare oggi in questo post perché parla del fiume e del ritorno.

?Un bel fiume? disse egli al suo compagno.
?Si? rispose il barcaiolo ?bellissimo fiume, io lo amo più di ogni altra cosa. Spesso lo ascolto, spesso lo guardo negli occhi, e sempre ho imparato qualcosa da lui. Molto si può imparare da un fiume.?
?Non ho alcun dono con cui ricambiare la tua ospitalità?
?Mi darai il dono un?altra volta?
?Lo credi??
?Sicuramente. Anche questo ho imparato dal fiume: tutto ritorna! Anche tu, o Samana, ritornerai.?
Herman Hesse