Feb
26
Filed under (Senza categoria) by anna on 26-02-2007


Ieri un discorso di Vittorino Andreoli mi ha confermato alcune idee. Da sempre provo un grande fascino nei confronti del linguaggio e mi è capitato di conoscere qualche aspetto del potere della parola. Ieri lui ha messo a fuoco come, nella cura della depressione, la terapia farmacologica debba andare di pari passo con la terapia relazionale legata al linguaggio. Questo è già noto, ma la sua spiegazione ha chiarito che la nostra mente nell?ascoltare parole che siano significative e chiarificatrici, le accoglie, creando in sé delle nuove strutture: strutture che poi entrano in atto nelle dinamiche attraverso cui il nostro essere (mente e corpo intimamente legati) affronta i passaggi critici della vita, come le malattie.
Credo che questo potere della parola andrebbe approfondito e utilizzato, nelle sue potenzialità, soprattutto a livello educativo, a scuola per esempio. Una delle strade è quella del testo poetico, che normalmente a scuola si affronta in tutte le classi?ma ho l?impressione che spesso si rimanga alla superficie delle parole e dei messaggi, mentre si potrebbe entrare dentro di essi. E? un discorso lungo, infatti il potere della parola entra in tutti i livelli della relazione, e quindi in tutti gli aspetti della nostra vita. Può darsi che lo riprenda questo discorso in seguito.

Per oggi, voglio concludere questo post con una scoperta per me recentissima, il poeta persiano Hafez, di Shiraz. Non faccio commenti al suo testo, però mi sembra che abbia in sé una forza capace di aprire un mondo, creare nuove strutture.

?Ho appreso tanto da Dio
che non posso più definirmi
un cristiano, un indù, un musulmano,
un buddista o un ebreo.
La verità ha condiviso tanto di se stessa con me
Che non posso più chiamarmi
Un uomo, una donna, un angelo e neppure una pura anima.
L?amore ha abbracciato Hafez con tale assolutezza
Che si è ridotto in cenere e mi ha liberato
Di ogni concetto e immagine
Che la mia mente abbia mai conosciuto?

Tratto da ?Alla ricerca di Hassan? di Terence Ward, ed.TEA

Feb
23
Filed under (Senza categoria) by anna on 23-02-2007


Qualche anno fa ho avuto la percezione del silenzio in febbraio. E’ stato durante una passeggiata nei campi, a pochi metri dal mare, e poi sulla spiaggia. La campagna era immobile, senza fremiti, e poi la spiaggia, il rumore leggero e delicato delle onde, sentivo che tutto era come sospeso. Qualcosa sarebbe successo, poi, ma non c’era nessuna prova, nessuna anticipazione, soltanto il silenzio.

Feb
13
Filed under (Senza categoria) by anna on 13-02-2007


Dopo 5 ore di scuola al mattino, e circa 4 la sera, sono rientrata a casa non proprio al massimo dell?energia. Ma ho sentito la voce della crostata. Moltissimo tempo che non ne facevo una, e mi sono sentita esattamente come Snoopy (credo fosse lui…) quando sentiva la voce dei biscotti al cioccolato che lo chiamavano in modo irresistibile. Dato che sono dotata anche di una aiutante (piuttosto efficiente) in cucina, la crostata alla marmellata di ciliegie si è materializzata in poco tempo, l?abbiamo mangiata ancora tiepida?è buona e non è ancora finita: se qualcuno dal web vuole assaggiarla, può farsi avanti…

Feb
03
Filed under (Senza categoria) by anna on 03-02-2007

Tu sei come le
cose che ritornano:
i capelli lunghi,
l’estate, il silenzio
l’amico dimenticato
il grano.
Tu sei come la porta
socchiusa di
chi aspetta qualcuno
e non teme
gli spifferi di vento.
(by Poc)

Riflettevo sulle relazioni interpersonali e sulle sintonie. Intanto ogni rapporto con ogni persona è unico: esiste una esperienza della varietà, che ha in sé un infinito di sfumature. Ho molte amiche e il rapporto con ciascuna di loro è molto diverso dagli altri. Trovo ugualmente validi gli studi psico-sociologici sulle tipologie, ma è una validità che ha che fare con altri piani.
A proposito di sintonie: mi interessa capire cosa le fa nascere e come si approfondiscono. Anche in questo caso l?esperienza è molto differenziata. C?è una persona, per esempio, che ho incontrato una sola volta nella mia vita e con la quale esiste una sintonia grande che non si perde nel trascorrere del tempo. Tante volte invece stiamo per anni accanto a persone con cui tutto sembra restare piatto.
Essere in sintonia con qualcuno?provo a dire cosa significa per me: star bene insieme, sentirsi appagati, non provare nervosismo e altre sensazioni negative, sentire leggerissimo il tempo che passa (o non sentirlo affatto), riuscire a confrontarsi a livelli via via più profondi ma in modo tranquillo, condividere la propria vita e quindi non sentirsi soli. La cosa che più mi stupisce riguarda il fatto che tutto questo non accade necessariamente con chi ha molto in comune con noi: anzi, può verificarsi molto al di là delle somiglianze. C?è un elemento come etereo, qualcosa di inafferrabile. Ho l?impressione che questo elemento possa inserirsi in qualsiasi relazione e che con tutti si possa, potenzialmente, stare bene.
Tutto questo ha a che fare con la porta socchiusa? Forse.